La verità è che non ti piace abbastanza.

Disclaimer: non sono un guru né pretendo di esserlo e non mi sento superiore a nessuno, conosco molto bene (per averli messi in atto anche in maniera reiterata e PER ANNI) tutti quei meccanismi pessimi di cui mi accingo a parlare.

A voler chiacchierare con un po’ di persone diverse in un po’ di posti diversi nel mondo scommetto che ne verrebbe fuori un argomento comune e che quell’argomento sarebbe il lavoro. Il lavoro, i giovani, il lavoro dei giovani. Tutto vero. Un altro argomento comune però, che viene forse dopo il meteo ma sicuramente prima della politica estera, è quello delle relazioni. Le relazioni (perdonatemi, so che non è politically correct ma a me spetta parlare di quello che conosco) tra uomini e donne.

I ruoli sono cambiati: lo sappiamo, ce lo dicono tutti, sono cambiati…senza farcene trovare di nuovi (o almeno, non per quelli nati intorno agli anni ’80: di nuovo, perdonatemi se parlo solo di quello che conosco). Le donne non sono più ferme all’uscio ad aspettare l’uomo cacciatore e l’uomo cacciatore si è dato al vegetarianesimo…vegetarianismo…insomma, non caccia più.

Ammettiamo per un attimo che questo sia sempre vero (cosa che OVVIAMENTE non è ma facciamo finta che lo sia): le donne sono diventate predatrici? Forse, ma non padroneggiano l’arte come l’uomo che fu e d’altro canto gli uomini di oggi ci stanno fino a un certo punto a farsi “cacciare”, con un risultato mi pare (non me ne voglia nessuno)…di un appiattimento generale. Pensateci: QUANTE conversazioni uguali tra loro avete avuto con le vostre amiche? Quanto siete state (ragazze) uguali alle amiche di cui sopra? Perché un film come “La verità è che non gli piaci abbastanza” CI AZZECCA COSI’ TANTO? Siamo diventate gli stereotipi degli stereotipi?

1) Una cosa comune a molte donne è l’ANALISI. Dimostrando come possa essere vero fino alla noia l’adagio che vuole le donne analitiche e gli uomini sintetici alcune donne passano il loro tempo ad analizzare ogni singola particella di una conversazione avuta con un uomo (di loro interesse): ogni sfumatura della voce, la scelta di un certo vocabolo invece di un altro, i tempi di risposta (sia verbali che scritti), ogni movimento del corpo, la frequenza con cui queste comunicazioni avvengono, anche l’ORARIO DELLA GIORNATA in cui avvengono (true story). Non sto facendo la figa, l’ho fatto anch’io. Ho notato però che quando una donna incontra un uomo con il quale la relazione va liscia ne parla molto meno con le amiche: magari racconta cose fatte, dette, viste, particolari sessuali più o meno piccanti e anatomicamente precisi ma non passa il suo tempo a chiedere alle amiche cosa ne pensano loro. Si può dunque anche parlare d’altro, quando ci si vede. Mi verrebbe da dire allora che un rapporto in cui si parla (o scrive) tanto e si FA poco e che necessita di un Rocci per la sua comprensione potrebbe già avere sopra un’enorme insegna che dice “NO”, però potrei sbagliarmi.

2) Un’altra cosa comune a molte donne è la PREPOTENZA. Occhio, non è manifesta, è sottile, è fatta di manovre spesso silenziose atte a ottenere da un uomo quello che la donna vuole e che l’uomo non sarebbe incline a dare. Pare che gli uomini di queste manovre non siano coscienti e che ne subiscano l’effetto. A volte. A volte invece non solo non le registrano ma non le sentono nemmeno e un sigaro rimane un sigaro anche quando non lo è (sto maltrattando indebitamente Freud, lo so). Questa prepotenza, questo tentativo di controllo può riuscire o meno ma è figlia di quella leggenda che viene semplificata molto bene da una battuta di “Il mio grosso grasso matrimonio greco”: l’uomo è il capo ma la donna è il collo. Il punto sta nel fatto che non è vero, che sottovalutare gli uomini pensando di addestrarli manco fossero cani non fa onore a chi pretende di sceglierli come compagni e spesso e volentieri NON FUNZIONA. Come se avessimo bisogno di comandare in casa perché nel mondo non possiamo: come dicevo, abbiamo perso i vecchi ruoli ma non sappiamo quali siano quelli nuovi.

3) Poi c’è l’annosa questione del PRINCIPE AZZURRO. Prima ci hanno fatto vedere i principi azzurri (da Filippo a Patrick Swayze), poi ci hanno detto di abbandonarli e crescere – per Dio! – perché nessuno è perfetto, perché Cenerentola dopo il matrimonio ha cominciato a farsi di eroina e perché bisogna essere REALISTICHE. Gli americani nelle loro commedie romantiche continuano a dire il contrario e per questo li disprezziamo ma vorrei spezzare una lancia a favore di Filippo: magari non esiste, ma IL DESIDERIO e L’IMMAGINAZIONE hanno spinto l’essere umano verso la scoperta del volo, dello spazio, della realtà virtuale e della cura per il cancro (solo per citarne un paio). Se Colombo avesse pensato “sto dicendo un mucchio di cazzate, una via più breve per le Indie non esiste” non (uhm, sorvoliamo, sennò poi mi parlate di indiani morti)…ci siamo capiti. Quindi, dando per scontato che il principe azzurro non esista, che il rischio sia di rimanere al palo perché abbiamo scartato una serie di ranocchi (già che ci siamo: QUANT’E’ STRONZA esattamente quest’idea? Come a dire che se non riesci a trasformarli è colpa tua….si veda il punto 2), ci siamo messe a inseguire certi soggetti che manco Ted Bundy. Come se Belle si fosse accasata con Gaston, invece di voler vivere di aaaavventureee. Ci hanno anche detto che ci sono tre donne per ogni uomo, tanto per farci venire un’altra anZia, dove la “zeta” è maiuscola perché a questo punto anche uno zombie ci andrebbe bene (se non fosse per il famoso problema dell’orologio biologico che NON E’ PER NIENTE OBBLIGATORIO ma anche qui, per la millesima volta: vecchi ruoli, via! Nuovi…non pervenuti!)

4) In realtà io penso (c’è chi di sicuro mi smentirà) che il fulcro della questione sia il punto 3 ma leggete anche questo per farmi contenta. Sembra che L’ALTERNATIVA PEGGIORE sia rimanere soli. Il leitmotiv è “tutti hanno paura di restare soli”: ora, se restare soli vuol dire non essere amati da nessuno, parlare con gli oggetti, vivere in una casa di cartoni sotto il lungotevere e morire al freddo allora c’è ragione di averne paura. Se però vuol dire “restare single” allora…PERCHE’??? Se incontri qualcuno che ami e che ti ama, che tratti bene e che ti tratta bene, con cui ti fai grasse risate e ottime trombate BENE! OTTIMO! Ma se invece non lo trovi siamo sicuri che essere circondati da amici, con il proprio tempo, la propria casa, il proprio lavoro, la libertà di decidere se domani vuoi fare colazione a Parigi o dormire nell’Hotel di Harry Potter sia così male?  Tocca ricordarsi anche che poi restare da soli finisce e vorrei proprio vederla quella persona, magari anche felicemente accoppiata, che in qualche piccolo momento segreto non sente la mancanza di quel periodo in cui stava per i fatti propri e sentiva di avere il mondo in mano.

In conclusione, penso davvero che il problema non sia essere realistici ma tutto il contrario, che il desiderio abbia un ruolo centrale in tutti i cambiamenti importanti per l’essere umano, a patto però che abbia la “D” maiuscola, che non sia CONCRETO. Sognare di volare è una figata, sognare di possedere un Jet è triste, e la soddisfazione  che ne deriva di breve durata.

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Un pensiero su “La verità è che non ti piace abbastanza.

  1. Ecco, la frase “vecchi ruoli, via! Nuovi…non pervenuti!” rassume tutto. E il punto 4 è vangelo. Odio la confusione tra “sola” e “single”, e la gente si dimentica che ok, stare in una “buona” relazione è bellissimo, ma stare in una relazione che ti toglie più di quanto non ti dia è mooolto peggio che essere single.

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