I tempi cambiano, con i tempi che corrono

Qualche anno fa, in università, mi successe una cosa bella, una cosa commovente.

Mi ero preparata per un esame di sociologia sanitaria, che altro non è che la storia della sanità in Italia, e stavo andando a darlo con un professore che non avevo mai visto. Era uno di quegli esami che, se non ricordo male, prevedeva due modalità diverse per i frequentanti e per chi (come me) se ne era rimasto a casa ma non ero preoccupata perché studiare la riforma mi era piaciuto molto, era stato in effetti un modo di rientrare in contatto con mio padre, per sentirmi (come se ce ne fosse bisogno) ancora di più figlia sua, erede di quel medico che sempre si era battuto per i diritti del prossimo, dentro e fuori dalle corsie.

Sono arrivata all’esame e mi sono seduta davanti a questo professore, questo bell’uomo con barba e capelli lunghi e bianchissimi e due occhi azzurri azzurri. Ho spinto in avanti la mia carta d’identità per il verbale e lui l’ha guardata e mi ha chiesto: “Parente?” E io: “Di chi?” e lui: “Di Xxxxxx Xxxxx” e io, sorpresa: “Beh, sì, era mio padre”. Gli si sono riempiti gli occhi di lacrime, non scherzo, e mi ha detto con tono commosso che aveva lavorato con mio padre, che insieme avevano partecipato a mettere su la CGIL medici in Lombardia. Poi è uscito e io ho fatto l’esame con l’assistente e quando è tornato mi ha confermato il voto e mi ha augurato il meglio.

Bene.

In questi giorni pre-referendum ogni tanto sbircio la sua bacheca facebook e ci trovo post che mi lasciano perplessa: a parte il like alla pagina della Lorenzin (nota donna di poco spessore che a parte 1)essere una pdlellina e 2)aver aggredito in passato il sindacato soprattutto non ne azzecca UNA in termini di politica sanitaria) quello che mi stupisce di più è l’assoluta aderenza (con toni entusiastici) al programma di Renzi, arrivando a definirlo un Pericle che libererà gli schiavi ancora in catene. E penso a mio padre, a quello che direbbe, certa come sono che lui MAI si sarebbe “placato”, MAI si sarebbe lasciato rendere politicamente analfabeta, NEMMENO con “i tempi che corrono”, che hanno spezzato le gambe di tanti che negli anni “-anta” hanno pensato di cambiare il mondo. Ripenso a quell’esame, che mi ha dato ulteriori mezzi per difendere le mie idee, rinforzando, sulla base della mia convinzione di saper leggere tra le righe della politica e di saperne comprendere tempi e toni, la mia fiducia nel futuro, il mio rifiuto del pressapochismo e del “è tutto un magna-magna”. Quell’esame ha aggiunto un ulteriore tassello a quel “non mi avrete mai come volete voi” che i 99posse cantavano e che io difendo strenuamente.  Quell’esame è uno dei motivi per cui quando leggo la bacheca del mio prof scuoto la testa, come farebbe mio padre.

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