Il primo nano non si scorda mai

Ho appena finito di rivedere “il diario di una tata”, il film con Scarlett Johansson in cui lei è la tata di questo bambino dell’Upper East Side e dei genitori di lui, due stronzi pieni di soldi che secondo me non si salvano nemmeno nel finale e ho pensato al mio Nano, il bambino al quale ho fatto da babysitter per due anni e qualche mese.

Nano l’ho conosciuto che era all’ultimo anno della materna, era (ed è) un bambino bello e piacevole, uno di quei bambini che non ti viene mai voglia di appiccicare al muro perché hanno sempre qualcosa da chiacchierare, non si buttano sotto le macchine, non ti picchiano e non ti mandano a cagare. Io ero la nuova babysitter e nei miei incubi pochi giorni prima di incontrarlo c’era questa figura della “babysitter prima di me” che sicuramente era stata più simpatica al bambino di quanto non sarei riuscita a fare io e della “babysitter migliore del mondo”, che IO ho avuto e che adesso è una mia amica e che è la creatività fatta essere umano (cosa che io non sono), all’altezza della quale non sarei MAI stata. Non potete immaginare con quanta paura sono andata la prima volta a prendere il Nano, paura perché non so disegnare, non sono una sportiva, non faccio le formine con la pasta di sale o diavolerie simili.

Dopo due anni e mezzo, quando ho detto al Nano che sarei andata via e che dall’anno dopo ci sarebbe stato qualcun altro a prenderlo a scuola e a portarlo a casa, il Nano mi ha detto che tipo di babysitter (premesso che ci ha provato a chiamarmi “Tata” per un po’ poi siccome non rispondevo ha dovuto ripiegare sul mio nome) sono stata : mi ha chiesto di scegliere la prossima babysitter perché “tu te ne intendi”, mi ha detto che sono stata meglio di quella prima perché quella prima era “troppo calma, non come te” e mi ha chiesto se saremmo rimasti “sempre amici” e se ci saremmo visti “qualche giorno”.

“Qualche giorno” è dopodomani e io ho una gran paura di nuovo. Ho paura di presentarmi con i condotti lacrimali (anche le Rottermeier come me li hanno) carichi come i toboga nei parchi acquatici e ricevere tutt’al più uno sguardo di cortesia. Quello che dice Scarlett è una cagata: non è necessario DIRE al bambino che babysitti che gli vuoi bene, per restare fregate.

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