Un giorno dopo l’altro

…il tempo se ne va/le strade sempre uguali/le stesse case…

e basta. Tenco è tristissimo e io non sono poi COSÌ triste ma è da stamattina che ho in testa questa canzone con tanto di Gino Cervi che passeggia sulla Senna quindi se l’inconscio non è un’invenzione di un austriaco annoiato un significato dovrà pur averlo.

Un anno fa arrivavo al pigneto. Che bella cosa, è stata. Ci ho trovato un’Amica nuova (che bello ritrovarci oggi pomeriggio al bar sotto casa respirando quest’aria di famiglia), un’idea di Roma diversa, una dimensione di Viola diversa. La mia stanza, montata da persone mie e care, è stata FIN DA SUBITO bellissima e non può essere stato un caso, fin dall’inizio questa casetta è stata imbevuta d’affetto. Di qui sono passati musicisti, fotografi, tedeschi, sorelle, mamme, ex, educatrici, filosofe del linguaggio, pazzi scriteriati, padri giovani, attori etiopi, avvocate, migliori amiche, gente meno strana e gente ancora più strana, amori e vicini. E gatti in visita. C’è stato il rito della tisana e quello della sparizione della teiera, il lancio del pallone con la scopa e i bigliettini sullo specchio del bagno, la vincita della bicicletta e la rottura di sei bicchieri. La casa sulla prenestina è stata la casa più bella in cui abbia vissuto finora e adesso, un po’ oggi e un po’ la prossima settimana, la abbandono. Ma tornerò a trovarla, presto. Più presto che posso. A tutti quelli che l’hanno vista volevo solo dire che ve la saluto e che lei, vista la sua naturale cortesia, ricambia.

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