In conclusione

giorno 3 app.1

Ok, dite quello che volete ma a me i lavandini della cucina in ceramica fanno un po’ impressione. Mi danno quest’aria di precarietà che in una vita già precaria mi disturba. A parte questo la zona di Lambrate ci piace tanto, così come tanto ci piace l’idea di vedere i treni dalla finestra. Sfortunatamente però la carta da parati (che va tolta), le prese elettriche con due buchi (“è già a norma, ma comunque l’elettricista vedrà tutto lui”) e le stanze un po’ troppo piccole per contenere la mia scrivania (bambina ti amo ma sei un cazzo di problema) mi fanno sentire una nonnina piena di naftalina in un armadino piccolino. Niente, energia sbagliata… o forse la verità è che ho già scelto e sto sperando che anche quella che ho scelto abbia scelto me.

giorno 3, app. 2

Quella che ho visto è una casa da vita parallela. In questa vita parallela io non ho mai lasciato Milano, la mia vita è più facile perché mio padre non è mai morto in un incidente d’auto, io ho preso subito psicologia e grazie ai contatti sul territorio milanese posso ampiamente permettermi questo gioiellino a ringhiera, con le travi a vista, le zanzariere alla finestra, la sua stanza mansardata al piano di sopra e la sua aria da radical chic di sinistra che vive nel quartiere multietnico. Probabilmente avrei preso una casa simile nel periodo in cui gli affitti non mettevano in luce la mancanza di senso della misura e della realtà dei milanesi che possiedono una casa. 780 euro (più 170 di spese) in un quartiere dove ci sono ancora le sparatorie per strada sono sintomo di delirio d’onnipotenza e tutto quello che posso fare è odiare i maledetti bocconiani, con la loro facilità nel mollar giù 700 euro per una singola. Odiare loro e odiare i padroncini, che mi fanno più impressione di quelli che i soldi li hanno VERAMENTE.

giorno 3, app. 3
Ultima casa. Mi viene un po’ l’ansia: da un lato la tentazione di continuare a cercare, dall’altra quella di finirla qui e lasciare le cose nelle mani del destino e delle mie coinquiline. La casa è una vera casa, dà su una bella piazza (cercasi lepre pazza) e il canone è onesto. Più o meno. Diciamo che lo è per essere Milano (state pensando di trasferirvi qui? Non fatelo a meno che non abbiate serie premesse di un lavoro retribuito o risorse altre ben pasciute). A differenza dell’altra casa (che pure mi piace) questa ha un’aria da casa vera e forse per questo mi piace meno, per il resto nulla da eccepire. La piazza è bella. La zona pure. Servita è servita. Peró… mah. È una casa da famiglia, da famiglia tranquilla, e le mancano quella quantità di spazi sociali e di aria bohémienne che tanto mi piace dell’altra.

Chiudo questa tre giorni intensiva con una riflessione: qualche anno fa guardavo gli affitti di Milano e di Roma e mi sembravano una presa in giro, perché la prima pur essendo meglio collegata costava meno. Ora, non so se per via dell’Expo o se perché la vita a Milano causa Pisapia è notevolmente migliorata, la situazione è invertita e mi sono ritrovata a sbattere il naso contro la speculazione e senza nemmeno avere Pisapia. Per parte mia non mi resta che augurarmi che quanto si dice del lavoro al nord sia vero: che è più facile trovarlo e che le retribuzioni sono più giuste. Il resto ce lo dirà il tempo.

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