Qui comincia l’avventura

giorno 1 app. 1

Corvetto è il quartiere dei matti: c’è quello/a che parla da solo/a al bar, il paninaro con il cappellino che mi augura una buona giornata con l’inchino, quello convinto che tu lo stia pedinando. L’appartamento dà sull’autostrada del sole, perché squadra che vince non si cambia e a Roma vivo sulla tangenziale. No vedo platani qui, però.

L’immobiliarista è un anziano che continua a chiedermi se aspetto qualcuno (forse la mamma). Quando gli dico “no” per la terza volta si arrende e mi porta su, in uno stabile all’ingresso del quale c’è un cartello che recita “non si apre la porta agli sconosciuti” (“non si accettano caramelle” forse stava dall’altra parte). L’appartamento: ci ha il terrazzino, ecco. Per il resto mobili non se ne possono spostare, il che vuol dire che le mie librerie mi costringerebbero continuamente a “rimettere a posto la candela” e le stanze sono piccole e tristanzuole. Inoltre l’autostrada non solo c’è ma mi lascia un po’ perplessa la questione del “c’è l’aria condizionata, non c’è bisogno che apra le finestre”: è così che ti sei mantenuto giovanile? in sottovuoto? Avanti il prossimo.

giorno 1 app. 2: 

La padrona di casa mi sta già sul cazzo, la tipa dell’immobiliare mi ha già detto che probabilmente la casa non mi piacerà, la casa è senza cucina e in ultimo pare che la proprietaria volesse persone con contratto a tempo indeterminato: la mia risata, che è stata bella lunga e profonda, non sembra essere stata recepita.
L’appartamento è bello e grande, la zona… anche. In casa non solo non c’è la cucina ma qualcuno ha divelto tutte le luci: il verdetto è chiaro fin dall’inizio ma faccio la scena di proporre un abbassamento dell’affitto in cambio della promessa di comprare e poi lasciare cucina e quant’altro e l’immobiliarista (una piccola squaletta bionda tutta sorrisi e denti) mi dice “la signora non è interessata al vostro lascito”. Bene, non siamo interessate alla signora. Avanti un altro.

giorno 1, app. 3

La zona è Centrale, nel senso della stazione. Mi piacciono le zone delle stazioni, mi danno sempre l’idea di essere luogo per pochi eletti, anche se qui non sembra necessario avere molto pelo sullo stomaco: la zona è tranquilla e la casa è dei proprietari dello stabile, dentisti (e io che ero convinta che i dentisti preferissero le barche, agli immobili). Ci piace, il costo è un po’ alto ma l’immobiliarista mi ventila la possibilità che mi facciano uno sconto per il primo anno. Va bene. Tanto siamo in tre, almeno una riuscirà ad affascinare il figlio del padrone, no?

giorno 1, app. 4

Piazza Aspromonte, quanti ricordi… quanti ricordi di milanesi stronzi. Entro in una casa abitata da tre ragazze cinesi che hanno riempito l’appartamento fino al soffitto con sacchetti di carta e scarpe: rivendendo la metà della roba camperei un anno. Il ragazzo dell’immobiliare ha credo 18 anni e un giorno e già ha preso lezioni avanzate di razzismo e tatuaggi, ha un orrendo doppio taglio lungo parecchio e schiarito (DIO!) e suda in quel completo in una maniera paurosa: passo i primi tre minuti a guardare il suo naso, sul quale trema una gocciolina di sudore. Sul portone incontro inoltre un omone di 67 anni che sta facendo vedere gli appartamenti per la sorella dell’altro proprietario: i due fratelli non si parlano e hanno proprietà diverse e questo tizio mi dà l’aria di volermi parlare così, finita la visita dell’appartamento, mi fermo e lo aspetto. Quando torna nonno mi dice che ha un bel quadrilocale in centro. Prezzo? 1700 euro. Come ritardare inutilmente il mio sacrosanto pediluvio.

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