L’importanza di muoversi in anticipo…

…è del tutto sopravvalutata, visto che poi va a finire che sei in ritardo COMUNQUE. Per fare un esempio, prendiamo una brava ragazza milanese emigrata a Roma che comincia a cercare casa a Milano fin da giugno per settembre: all’inizio ti dicono che è troppo presto, che ancora non c’è nulla, poi ti scontri con i prezzi (i prezzi! I prezzi! Ma state male di brutto! 400 euro per un posto in doppia?!?) delle stanze, poi trovi due coinquiline per cercare casa, poi cerchi casa mentre le due coinquiline sono in vacanza, poi trovi una casa che piace a una delle due coinquiline (alla quale non piace quella che piaceva a te che era in un edificio industriale e io capisco che non puoi tirar fuori la campagna da una ragazza e quindi  OK vada per l’altra anche se mi hai raccontato una cazzata a proposito del proprietario che non voleva abbassare l’affitto), poi le due future coinquiline ti comunicano alle 10.30 di sera che hanno capito di non avere questa necessità impellente di trovare casa, roba che metterei loro sul conto il costo dei millemila compeed antivesciche che ho usato in quella tre giorni delirante, che la sera mi facevano COSI’ male i piedi che non sono uscita e ho ordinato un panino gigante che sicuro ha minato la mia autostima depositandomi chili di maionese sui fianchi, nei fianchi, per i fianchi.

E ci ho pure l’analista in vacanza.

 

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In conclusione

giorno 3 app.1

Ok, dite quello che volete ma a me i lavandini della cucina in ceramica fanno un po’ impressione. Mi danno quest’aria di precarietà che in una vita già precaria mi disturba. A parte questo la zona di Lambrate ci piace tanto, così come tanto ci piace l’idea di vedere i treni dalla finestra. Sfortunatamente però la carta da parati (che va tolta), le prese elettriche con due buchi (“è già a norma, ma comunque l’elettricista vedrà tutto lui”) e le stanze un po’ troppo piccole per contenere la mia scrivania (bambina ti amo ma sei un cazzo di problema) mi fanno sentire una nonnina piena di naftalina in un armadino piccolino. Niente, energia sbagliata… o forse la verità è che ho già scelto e sto sperando che anche quella che ho scelto abbia scelto me.

giorno 3, app. 2

Quella che ho visto è una casa da vita parallela. In questa vita parallela io non ho mai lasciato Milano, la mia vita è più facile perché mio padre non è mai morto in un incidente d’auto, io ho preso subito psicologia e grazie ai contatti sul territorio milanese posso ampiamente permettermi questo gioiellino a ringhiera, con le travi a vista, le zanzariere alla finestra, la sua stanza mansardata al piano di sopra e la sua aria da radical chic di sinistra che vive nel quartiere multietnico. Probabilmente avrei preso una casa simile nel periodo in cui gli affitti non mettevano in luce la mancanza di senso della misura e della realtà dei milanesi che possiedono una casa. 780 euro (più 170 di spese) in un quartiere dove ci sono ancora le sparatorie per strada sono sintomo di delirio d’onnipotenza e tutto quello che posso fare è odiare i maledetti bocconiani, con la loro facilità nel mollar giù 700 euro per una singola. Odiare loro e odiare i padroncini, che mi fanno più impressione di quelli che i soldi li hanno VERAMENTE.

giorno 3, app. 3
Ultima casa. Mi viene un po’ l’ansia: da un lato la tentazione di continuare a cercare, dall’altra quella di finirla qui e lasciare le cose nelle mani del destino e delle mie coinquiline. La casa è una vera casa, dà su una bella piazza (cercasi lepre pazza) e il canone è onesto. Più o meno. Diciamo che lo è per essere Milano (state pensando di trasferirvi qui? Non fatelo a meno che non abbiate serie premesse di un lavoro retribuito o risorse altre ben pasciute). A differenza dell’altra casa (che pure mi piace) questa ha un’aria da casa vera e forse per questo mi piace meno, per il resto nulla da eccepire. La piazza è bella. La zona pure. Servita è servita. Peró… mah. È una casa da famiglia, da famiglia tranquilla, e le mancano quella quantità di spazi sociali e di aria bohémienne che tanto mi piace dell’altra.

Chiudo questa tre giorni intensiva con una riflessione: qualche anno fa guardavo gli affitti di Milano e di Roma e mi sembravano una presa in giro, perché la prima pur essendo meglio collegata costava meno. Ora, non so se per via dell’Expo o se perché la vita a Milano causa Pisapia è notevolmente migliorata, la situazione è invertita e mi sono ritrovata a sbattere il naso contro la speculazione e senza nemmeno avere Pisapia. Per parte mia non mi resta che augurarmi che quanto si dice del lavoro al nord sia vero: che è più facile trovarlo e che le retribuzioni sono più giuste. Il resto ce lo dirà il tempo.

Nel mezzo del cammin.

giorno 2, app.1 

Rosico. Rosico perché l’appartamento è l’appartamento che vorrei potermi permettere, se non fosse che quelle 4 stanze in realtà sono 3 stanze e un francobollo, perché nella camera di “servizio” ci riuscirebbe a vivere appunto solo quello. Mentre esco da quella casa, abitata da due giovani con due gatti e un poster di Mao che mi fa venire un sacco voglia di diventare amici per la vita l’altro tizio che è venuto fin da Napoli a cercare casa per la sua famiglia (una moglie e 4 figli divisi equamente in maschi e femmine) sta praticamente chiudendo il contratto. Va bene Viola, al prossimo giro di boa magari…

giorno 2, app.2
Vorrei ma non posso, ma stavolta si parla dei proprietari: vado a vedere questa casa per 4, di 160 mq, 4 camere da letto con il salotto, vicina a Caiazzo, canone 1375 + 375 di spese di condominio. La cucina non c’è. Uno degli scaldabagni si è rotto e l’idea è di fare il collegamento da un bagno all’altro in modo di utilizzare un unico boiler e non comprarne un altro. Lo scarico della lavatrice non c’è. Guardo in alto e vedo una macchia, il tipo mi dice che  c’è stata una perdita che è stata riparata ma che nessuno si sogna di imbiancare. Stessa scena da apocalisse per quanto riguarda le luci strappate dai loro alloggiamenti. Mi guardo l’immobiliarista: “1200. se devo imbiancare, prendere la cucina, inventarmi lo scarico per la lavatrice in cucina e montare le luci non di più” e quello mi risponde “abbiamo già dovuto abbassare di tutto quello che potevamo”, “e di quanto avete abbassato?” chiedo. “200 euro”. Conclusione: quanto sono contenta di avere un padrone di casa (ancora per un mese) che se non altro SA come fare l’uomo ricco.

giorno 2, app.3

Siamo in una zona di confine, una zona che sta tra Isola e Dergano. In questa terra di nessuno, in questa novella isola che non c’è, quello che non manca è una compagnia assicurativa, che possiede un palazzo così ben isolato da essere fresco senza aria condizionata. Visito prima un trilocale che costa 100 (non scherzo) euro in meno del quadrilocale e poi entro nel quadrilocale che 1) costa poco (circa 390 incluso condominio x 3) e 2) é privo di cucina, luci e lavatrice. sento che però si potrebbe fare, con qualche sacrificio (tipo chiedendo a Rebi di insegnarmi a montare le lampade, tanto per cominciare). l’immobiliarista al solito tenta di mettermi fretta parlando di millemila accordi praticamente già presi, io nicchio e chiedo un appuntamento per la mia coinquilina. E fine giorno 2.

Qui comincia l’avventura

giorno 1 app. 1

Corvetto è il quartiere dei matti: c’è quello/a che parla da solo/a al bar, il paninaro con il cappellino che mi augura una buona giornata con l’inchino, quello convinto che tu lo stia pedinando. L’appartamento dà sull’autostrada del sole, perché squadra che vince non si cambia e a Roma vivo sulla tangenziale. No vedo platani qui, però.

L’immobiliarista è un anziano che continua a chiedermi se aspetto qualcuno (forse la mamma). Quando gli dico “no” per la terza volta si arrende e mi porta su, in uno stabile all’ingresso del quale c’è un cartello che recita “non si apre la porta agli sconosciuti” (“non si accettano caramelle” forse stava dall’altra parte). L’appartamento: ci ha il terrazzino, ecco. Per il resto mobili non se ne possono spostare, il che vuol dire che le mie librerie mi costringerebbero continuamente a “rimettere a posto la candela” e le stanze sono piccole e tristanzuole. Inoltre l’autostrada non solo c’è ma mi lascia un po’ perplessa la questione del “c’è l’aria condizionata, non c’è bisogno che apra le finestre”: è così che ti sei mantenuto giovanile? in sottovuoto? Avanti il prossimo.

giorno 1 app. 2: 

La padrona di casa mi sta già sul cazzo, la tipa dell’immobiliare mi ha già detto che probabilmente la casa non mi piacerà, la casa è senza cucina e in ultimo pare che la proprietaria volesse persone con contratto a tempo indeterminato: la mia risata, che è stata bella lunga e profonda, non sembra essere stata recepita.
L’appartamento è bello e grande, la zona… anche. In casa non solo non c’è la cucina ma qualcuno ha divelto tutte le luci: il verdetto è chiaro fin dall’inizio ma faccio la scena di proporre un abbassamento dell’affitto in cambio della promessa di comprare e poi lasciare cucina e quant’altro e l’immobiliarista (una piccola squaletta bionda tutta sorrisi e denti) mi dice “la signora non è interessata al vostro lascito”. Bene, non siamo interessate alla signora. Avanti un altro.

giorno 1, app. 3

La zona è Centrale, nel senso della stazione. Mi piacciono le zone delle stazioni, mi danno sempre l’idea di essere luogo per pochi eletti, anche se qui non sembra necessario avere molto pelo sullo stomaco: la zona è tranquilla e la casa è dei proprietari dello stabile, dentisti (e io che ero convinta che i dentisti preferissero le barche, agli immobili). Ci piace, il costo è un po’ alto ma l’immobiliarista mi ventila la possibilità che mi facciano uno sconto per il primo anno. Va bene. Tanto siamo in tre, almeno una riuscirà ad affascinare il figlio del padrone, no?

giorno 1, app. 4

Piazza Aspromonte, quanti ricordi… quanti ricordi di milanesi stronzi. Entro in una casa abitata da tre ragazze cinesi che hanno riempito l’appartamento fino al soffitto con sacchetti di carta e scarpe: rivendendo la metà della roba camperei un anno. Il ragazzo dell’immobiliare ha credo 18 anni e un giorno e già ha preso lezioni avanzate di razzismo e tatuaggi, ha un orrendo doppio taglio lungo parecchio e schiarito (DIO!) e suda in quel completo in una maniera paurosa: passo i primi tre minuti a guardare il suo naso, sul quale trema una gocciolina di sudore. Sul portone incontro inoltre un omone di 67 anni che sta facendo vedere gli appartamenti per la sorella dell’altro proprietario: i due fratelli non si parlano e hanno proprietà diverse e questo tizio mi dà l’aria di volermi parlare così, finita la visita dell’appartamento, mi fermo e lo aspetto. Quando torna nonno mi dice che ha un bel quadrilocale in centro. Prezzo? 1700 euro. Come ritardare inutilmente il mio sacrosanto pediluvio.

Chi ben comincia… 

…è a metà dell’opera. Poco chiaro è se chi comincia si trova con le due future coinquiline che non sono a Milano perché hanno pensato fosse del tutto concepibile andare in vacanza e non tornare o andarci PROPRIO nei giorni in cui ho preso 10 appuntamenti perché sono molto “stressate”. 

Alla voce “stressata” del dizionario c’è la MIA faccia, bella. 

Comunque, visto che a completa è perfetta capacità organizzativa può anche corrispondere la totale inettitudine dal punto di  vista della condivisione ho deciso di prenderla alla leggera e lanciarmi in questo giro turistico con animo gaudente: 3 giorni, 10 appartamenti, 10 agenti immobiliari diversi. Comunque vada, sarà un successo.