05/06/2016

Sono da poco passate le 23 e anche quest’anno ci sono risultati elettorali da attendere, risultati che mi terranno al computer per buona parte della notte… e pensare che quest’anno avevo pensato di non partecipare alla giostra generale.

Era ottobre e ricordo benissimo il momento in cui ho pensato di poter essere fiera del mio sindaco, del sindaco della Capitale: nemmeno due settimane dopo ci sarebbe stata una bizzarra riunione da un notaio e il sindaco che tanto mi piaceva, il “marziano” che adesso si vede spesso in Feltrinelli, veniva mandato via in un clima che chiamava vendetta.

Ho sempre votato, io. E ho spesso (sempre? Quasi) votato “utile”, dove l’aggettivo indica l’utilità di dare il proprio voto a qualcuno che non ti piace tanto ma che comunque sembra meglio del disastro totale. Io (e altri come me) SONO e SONO STATA “responsabile”, con buona pace di Scilipoti che avrebbe da controllare il dizionario per trovare l’aggettivo che meglio lo descrive. A noi elettori di sinistra si è chiesto spesso e volentieri di essere “utili”, di offrire i nostri scrupoli in sacrificio sull’altare del “meno peggio” e alcuni (molti) di noi si sono adattati di conseguenza, spaventati dall’alternativa (che ERA orrida eh, che CONTINUA a essere orrida).

Poi abbiamo votato (io, tipo) per le primarie del PD: era andata in una certa maniera. Le politiche hanno travolto quella “certa maniera”, ribaltando tra le altre cose anche il risultato di quelle primarie: al secondo giro di boa la base ha votato tutt’altro. E siamo entrati nell’era dei notai, ecco.

Torniamo a ottobre: ero contenta, pensavo che con tutti i vespai che stavano venendo fuori a Roma se la situazione fosse riuscita a rimanere almeno lontanamente governabile QUALCOSA sarebbe successo. E in effetti qualcosa E’ successo ma sfortunatamente nulla che potessi augurarmi: è arrivato il Commissario e come si dice…fine dei giochi.

Aspettavo lui, aspettavo il Marziano. E non ero l’unica.

Il marziano però non si è visto (e in effetti perché avrebbe dovuto, un’uscita del genere non poteva in alcun modo permettere che qualcuno che era stato buttato fuori dalla finestra cercasse di rientrare dalla porta) e quindi…e quindi non avevo alcuna intenzione di votare. Mi ero rotta le scatole di votare utilmente, di essere responsabile al posto di altri, ma soprattutto mi ero sentita MOLTO inutile, in tutta la mia utilità. Mi ero sentita come tutti gli altri, tutti quegli altri che avevo sempre cercato di “tirare su”, di “contagiare” e dai quali mi ero dovuta difendere a spada tratta perché non contagiassero loro me, per difendermi dalla depressione, dal qualunquismo, dalla rabbia dura di comprendonio. Mi è costato fatica e nel corso degli anni ho perso la voglia di parlare di politica per difendermi, figuriamoci se avevo ancora le energie per cercare di CONVINCERE qualcuno. Quindi non mi sono sentita solo inutile, ma anche prosciugata. A caso, pure.

Così a questo giro, approfittando del fatto che avevo esaurito tutti gli spazi sulla tessera elettorale, avevo deciso di non votare. E ho difeso questa mia decisione, con l’arroganza di chi può dire “NON mi fare i soliti discorsi, io non sono la solita elettrice piagnona, se IO dico che non vado a votare TU devi farti due domande sul perché continui a dire che io e te ci dovremmo andare.”  Ho detto che non sarei andata a votare e ho sentito i rimproveri degli amici ma ero convinta che nulla avrebbe potuto farmi cambiare idea…e sbagliavo.

Sono andata a votare e ho deciso di farlo nel momento in cui qualcuno ha FESTEGGIATO la mia astensione come prova del mio aver “finalmente capito” la verità: che sono tutti uguali, che è tutto una merda, che mi ero attardata fin troppo in un mondo di farfalline e uccellini che anche lor vivrebbero in casette. A 33 anni finalmente ero giunta alla sacra consapevolezza, riunita con i saggi, i furbi e gli sgamati, libera finalmente del giogo genitoriale che mi voleva militante, idealista, speranzosa.

A QUESTO PUNTO

  • Sono arrivata all’ufficio elettorale per rinnovare la tessera e ho scoperto di aver lasciato a casa il documento
  • Tornata a casa e recuperata la carta d’identità scendo e trovo il tram. Rotto, sulle rotaie, con una fila di altri tram dietro che non possono avanzare
  • Vado a prendere la metro, i tornelli non leggono il mio abbonamento e non c’è nessuno nel gabbiotto, quindi mi tocca comprare il biglietto

MA

La mia risposta è stata un sonoro “vaffanculo” e sono andata a votare, perché ogni giorno voglio potermi riconoscere, viva e vegeta.

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