Per mettere insieme i pezzi

Ci eravamo appena trasferite e io avevo deciso di provare il forno facendo un dolce. Il forno in questione è un vecchio forno a gas che non dispone di alcuna manopola della temperatura (un terno al lotto quindi) e quindi avevo optato per una torta rigirata che non sarebbe cresciuta molto a causa di 1)la presenza di poco lievito nella ricetta e 2)grossi tocchi di kiwi nell’impasto. Insomma, l’importante era che fosse cotta, non che fosse soffice.

Guardo l’orologio, inforno…e poi mi viene in mente che nella nuova casa non c’è nemmeno uno stuzzicadenti per controllare la cottura della torta, così mi consulto velocemente con la coinquilina mora, annuncio “vado a chiedere uno stuzzicadenti ai vicini!”, apro la porta e suono.

Mi apre un bel ragazzo moro in mutande/costume che si sta infilando una maglietta: senza fare una piega (mentre io mi limito a pensare “oh toh.”) mi invita a entrare mentre io cerco di spiegare che mi serve uno stuzzicadenti perché sto facendo un dolce perché il forno ha questo problema e insomma non volevo disturbare. Mi viene dato un buon quantitativo di stuzzicadenti. Torno a casa. Sforno la torta. Porto fette di torta nella casa del vicino che scopro essere uno di tre.

Comincia così la storia del Buon Vicinato, del gruppo su whatsapp, dei pomeriggi passati a leggere insieme e a discutere di rifugiati, d’amore, di sesso e di come si dovrebbe vivere, delle cene a portar e via dei momenti di “decompressione” di cui tutti sentiamo il bisogno, motivo per cui ci autoinvitiamo gli uni a casa delle altre dopo una lunga giornata di lavoro.

Ultimamente il Buon Vicinato è il luogo che mi permette di ricompattarmi dopo l’ennesimo viaggio in treno dal quale tendenzialmente torno che non so più dove sono, chi sono e cosa faccio. Il Buon Vicinato è il tavolo rotondo dove io riesco a sentirmi pienamente a Roma, gentilmente accettata, è il divano scomodo da cambiare quanto prima sul quale ci si siede a sentire I DISCHI (dischi dischi, non cd), è la dispensa dei siciliani che ti offrono sempre da mangiare, è la cucina in cui ho preparato i biscotti di Natale e nella quale vado a cuocere tutti i ciambelloni del mondo. E’ casa, non in casa, e non so come farei senza.

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