A volte ritornano

Sto leggendo tanto. Quanto ero solita fare da piccola. Tanto per dirne una, Cent’anni di solitudine l’ho finito in una notte, con tanto di urla con l’augusta genitrice (“SPEGNI LA LUCE!” “NO!”). QUEL tipo di TANTO.

A nove, forse dieci anni mio padre mi portò in biblioteca: per lui, che era figlio orfano di un “oprario” quel luogo era simbolo del suo riscatto sociale, del suo desiderio di sapere tutto di tutto senza avere le risorse per comprarsi i chili di libri che poi sarebbe riuscito a collezionare nella sua vita da adulto. Ricordo l’odore (non vedo l’ora di tornarci per vedere se è ancora lì, anche perché adesso non saprei descriverlo anche se ce l’ho sulla punta della lingua…o del naso, o della corteccia prefrontale) e la tessera, di carta, con una scritta piena di inchiostro che credo fosse quello di un timbro.

A quel tempo (il tempo in cui leggevo tantissimo) avevo già la mia libreria personale ma mio padre sembrava dare a quel rito una tale importanza e io ero così desiderosa di somigliargli e di fargli capire che tutto quello che faceva e mi regalava era fighissimissimissimo che mi disposi docilmente a giocare a questo gioco della biblioteca. Presi in prestito cinque o sei libri, e poi…mi dimenticai semplicemente di avere la tessera (ma non di restituire i libri eh).

Quest’anno sono stata accompagnata un’altra volta in biblioteca da un altro uomo cui volevo bene. Quest’uomo usava (e forse continua a usare) i libri come ansiolitici: nel tentativo di trovare un senso e una bellezza che in sé non riusciva a vedere (io sì, ma sorvoliamo) passava le ore sui classici così come sui saggi. Sono stata accompagnata in biblioteca, ma ho cominciato ad andarci sul serio solo DOPO. Solo dopo essermi fatta spezzare il cuore ben bene, come solo gli “amici” sanno fare.

All’inizio ci sono tornata per la questione del PIM, il Prestito InterBibliotecario Metropolitano, che è questa cosa fighissima per cui se la biblioteca non ha il libro che ti interessa ma ce l’ha un’altra biblioteca del territorio se lo fanno arrivare. A voi magari sembra una cagata ma oh, per me equivale a trovare una lettera nella casella della posta, tipo quella che ogni tanto favoleggio di mandare all’amico di cui sopra quando lascerò questa città (il senso del “favoleggiare” sta nel fatto che non lo farò, ma fa niente). Mi piace la posta per posta mentre le mail mi fanno venire l’orticaria a prescindere da chi le manda. Il PIM è figo, quindi ho ordinato un paio di libri random (anche piuttosto bruttini) per approfittarne.

In una di queste occasioni in biblioteca ci ho pure incontrato il tipo di cui sopra ma non è questo il punto.

POI

Una sera stavo guardando la mia libreria, cercando di ricordare quanti scatoloni c’erano voluti al primo trasloco visto che il secondo è dietro l’angolo e mentre mi maledicevo per una serie di cose (tipo: 1) troppo poco tempo tra un trasloco e l’altro; 2)quanti libri ho comprato nella vita; 3)il fatto di non poter disporre di persone di servizio che facciano scatoloni al mio posto) all’improvviso l’illuminazione: ECCO a cosa serve una biblioteca a una ragionevolmente benestante fanciulla come me. Fine del consumismo, fine del 21esimo secolo con le sue storture: ero stata così brava a impararlo per  film e musica e persone MA mi ostinavo ancora a voler possedere trilioni di libri  (non mi parlate di kindle: ci ho provato, non mi piace, non gli piaccio, ci stiamo reciprocamente sulle palle).

Sono tornata in biblioteca ma stavolta con una LISTA (scritta a mano) e ho cominciato a spuntarne i titoli. Tanto per dirne una al momento sono alle prese con Guerra e pace e in una settimana ho superato la metà (e l’ho fatto lavorando, mangiando, dormendo e mantenendo una vita sociale).

Insomma, questo per dire che nonostante la biblioteca del quartiere sia legata a qualcuno per il quale ho provato un grandissimo affetto e indissolubilmente connessa a mio padre (che sogghigna sotto i baffi, probabilmente) la molla principale è stata quella bestiolina che è sempre stata così arzilla in me e che pensavo si fosse arrugginita o fosse spirata nel tentativo di rianimare quelle altrui: così come sono affezionata alle stilografiche e ai calamai, ai miei pezzi di ceralacca, alle mie carte da lettera raccolte per il mondo allo stesso modo mi coccolo ancora, nonostante la fatica che questo richiede, la mia ideologia. Come la nerd dinosaurica e vintage che sono.

WDF_2705501

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...