La Emi vestita di fiori

primavera

Ricordo che nell’autobiografia di suo marito la Emi era quella ragazza con il vestito a fiori, a festa e anche se non sono in grado di ripercorrere a memoria il testo ricordo bene l’impressione di vitalità che mi aveva dato, come se fosse lei la primavera, la primavera dell’Italia liberata e quella dei sentimenti: verace, reale, sanguigna. La Emi era così: era una signora con i capelli corti sempre arrampicati impeccabilmente in cima alla testa e il sorriso gentile, in grado di farti ridere con due battute efficaci e prive di quella punta di sarcasmo che tanto si usa in questo nostro tempo. Era una donna elegante, di quell’eleganza che nulla ha a che vedere con l’ostentazione e inutili orpelli, di quell’eleganza che ti viene data dall’onestà intellettuale e dal rispetto per il prossimo, una signora rimasta ragazza nell’animo, pervasa da una vena d’oro zecchino: energica, piena di quella vita che si vorrebbe esclusa dalla mente e dal corpo di chi ha superato una certa età. Una donna generosa, io e mia madre lo sappiamo bene.

In questo pomeriggio di pioggia, che rinfresca l’aria finora immobile, penso che quando si incontrano spiriti come il suo farsi toccare in qualche modo, farsi imprimere un millesimo di quella polvere dorata nella pelle è obbligatorio, per portarli con sé e trasmetterli alle generazioni future in ogni gesto gentile: prometto, è quello che farò.

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