Monologhi

Immagino conversazioni, che presumibilmente non avverranno mai. Immagino interlocutori che interloquiscano quanto me, che ne traggano altrettanto piacere. Che sappiano parlare di verità senza aggrapparsi drammaticamente a supposte ingiurie che non esistono o che sappiano parlare della verità senza tirare in ballo la loro personale, insultante bugia. Che sappiano parlare di verità senza averne paura.

La verità. La verità è che se avessi avuto negli anni passati metà del coraggio di adesso oggi avrei solo un quarto delle cose che ho da dire. La verità è che fa un sacco chic dire “non ho rimpianti” e immagino che  se uno, come me, riesce comunque a ritagliare il meglio dagli sbagli passati questo POSSA anche essere vero. Ma comunque, a tornare indietro, quante cose faresti diversamente? Quanto butteresti di te oltre lo steccato? Mica solo il cuore ma proprio anche tutti gli altri organi interni: vai avanti che adesso arrivo, anche perché senza organi non si campa, mi dicono.

Ho dimenticato come si fa a essere diplomatici, ho dimenticato che la verità FA paura, che l’ha fatta anche a me e che in questo non c’è niente di strano. Mi sembra di essere tornata indietro nel tempo, all’ultimo anno del liceo, quando mi sembrava che tutto fosse da fare e costruire e scoprire e non avevo paura di niente.  Dove si è cacciata la mia percezione del pericolo? Esiste veramente un pericolo?

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