Pomi d’ottone e manici di scopa

PREMESSA

Una mia Amica mi telefona e mi dice “Ehi, c’è la mia amica X che va in vacanza e sta cercando qualcuno che stia a casa sua una settimana, sai, per badare al gatto e alle piante. Ti interessa?”
Io: “Mh – Speta… – dove vive?”
Amica: “In via pienocentrochepiùcentrononsipuò”
Io: “Ah  – Yeeee mi becco pure la casa figa yeeee!  – si, ok”
Sento la signora X al telefono, per fare amicizia, per instaurare un certo clima, per…insomma, per paraculaggine.

Io: “Ciao sono Io, Amica mi ha dato il tuo numero…”
X: “Ah si, ciao. Dunque: io ho una gatta che è Houdinì che sicuramente ti scapperà e verra rapita dagli altri condomini perché è bellissima e un condizionatore che, anche se sta arrivando Caronte, non devi assolutamente accendere. Comunque i muri sono spessi perché la casa è vecchia e non dovresti avere troppo caldo”
Io: “Non ti preoccupare, ho una certa esperienza di gatti che cercano di infilare la porta – In-stal-la-re GPS su- mi-cio – e per il caldo comunque non pensavo di stare in casa molto – Ricordarsi di portare due monete per Caronte…e 20 euro da lasciare sul comodino quando accenderai il dannato condizionatore – quindi andrà bene. Arrivo in mattinata.”

L’INCONTRO

X: “Ciao, ciao! Togliti le scarpe, in casa mia non si entra con le scarpe, il pavimento è in legno grezzo e così evito di lavarlo!”
Com’è che si chiamava…Ah, si: tetano.
X: “Allora, la gatta tende a scappare, le ho messo un collarino perché QUANDO ti scapperà qualcuno la vedrà e la ruberà”
Io: “Non preoccuparti, non scapperà”
X: “Probabilmente si”
Nota mentale: Chiedere riscatto per gatto.

La casa è un tripudio di ammennicoli e boccettine: Fiori di bach, simboli magici, messaggi appesi alle foglie del ficus e riposti in varie ciotole tibetane, palline, perline, conchiglie piene di sale. Un sacco di roba. Un sacco di roba PICCOLA e MEDIAMENTE LEGGERA, e questo è da tenere a mente per dopo.

X: “La gatta mangia un cucchiaino di umido a sera e i suoi croccantini, oppure puoi darle una di queste fettine di carpaccio. Ce ne sono due”
Io sto qui 7 giorni. Qui ci sono due microfettine e due scatolette. C’è qualcosa che non mi torna
X: “Questo è il condizionatore. Non funziona molto, l’ho acceso vedi, ma non fa molta differenza”
Non fa molta differenza perché il tubo è rotto, non arriva fuori dalla finestra e quindi sputa aria calda IN CASA. Il buco nel muro dove andava il tubo sa solo dio perché ma L’HAI TAPPATO. E comunque visto che l’impianto elettrico di questa casa è composto da fili che piovono dal soffitto in cui sono infilati tipo tetris migliaia di adattatori penso che eviterò di accendere il condizionatore. O il computer. O la luce.
X: “Puoi dormire dove vuoi, in entrambe le stanze c’è il soppalco e quindi fa un po’ caldo ma puoi dormire sul pavimento di marmo, che è notoriamente fresco”
Notoriamente fresco E notoriamente duro. Io non sono giapponese.
X: “Allora, una cosa cui devi fare attenzione: prima di mezzanotte devi chiudere la finestra della mia stanza”
Io: “Ah, ok.”
X: “Perché sennò entra un tipo”
Io: “…COL CAZZO CHE DORMO QUI – Scusa, come un tipo?”
X: “Si, uno spirito maligno. Se ti dimentichi di chiuderla chiamami che ti dico cosa devi fare”
Io: “… Ah, ok”
X: “Cos’altro….ah, si: puoi spostare quello che c’è sul tavolino del salotto, ma non quello – e mi indica una composizione in cui ci sono un manuale, un foglio con una stella di David dipinta sopra e una serie di barattolini e scatoline: leggo “acrilico oro” e “cannella” – perché sto facendo un incantesimo.”
Io: “…Ah ok”

IL MIO SOGGIORNO

A dirla tutta non ho avuto grossi problemi: la signora X chiamava per chiedermi di parlare con il gatto ma siccome sono ideologicamente contraria all’avvicinare un telefono all’orecchio di un micio si è dovuta accontentare di parlare con me, il meteo mi è MOLTO venuto incontro (dopo due giorni son venuti giù due acquazzoni che hanno completamente ribaltato una situazione per nulla rosea), il basilico è sopravvissuto (“probabilmente morirà”, aveva sentenziato la signora X), il gatto non è scappato, la casa non è esplosa e il fantasma non è entrato. Ho avuto solo due piccoli inconvenienti.

Il primo: sono al telefono con G., una mia amica, e discutiamo animatamente della stronzaggine di un uomo. Mentre discutiamo io, che mi sto preparando a uscire di casa, sto chiudendo l’imposta della finestra del fantasma, perché sicuro tornerò dopo mezzanotte e temo che la signora X abbia una “nanny cam” da qualche parte. Tiro l’imposta (una di quelle alte, lunga quanto tutta la finestra) e niente, non viene. Tiro di nuovo. Nulla. Nel frattempo comunque la conversazione è sempre più animata e decido di sollevare leggermente l’imposta, che con gli anni è franata sul suo peso,
Io: “CAZZO.”
G.: “Che.”
Io: “G. Ti devo lasciare che mi è rimasta in mano l’imposta”
Con questo aggeggio di legno in mano, più alto di me e pesante quasi tanto quanto, impegnata a fare come i circensi con i piattini sui bastoni senza però la rassicurante consapevolezza che se ti cade un piattino non ammazzi il tipo che cammina felice per la strada 3 piani più sotto, allargo la spalla permettendo al cellulare di scivolare sul tappeto e con la forza datami da un milione di gocce di sudore freddo che mi corrono dalla nuca ai talloni riesco a reinserire il singolo, superstite, cardine della finestra. Se il fantasma mi ha visto adesso mi sta facendo un applauso fragoroso…sulle frequenze dei fantasmi, s’intende.

Il secondo problema ha a che vedere con una tecnica di tortura utilizzata ampiamente a Guantanamo, e cioè la privazione del sonno. Nel mio caso l’aguzzino, va da sé, era il maledetto gatto.

Una volta verificato che NO un gatto non può mangiare un cucchiaino di scatoletta al giorno la situazione è molto migliorata, senza però risolversi veramente. Micio pretendeva sessioni di gioco di una certa durata, odiava cordialmente le luci spente e il ventilatore e per segnalarmelo aveva trovato questo elegante stratagemma: 1) tirare fuori da un cestino di vimini tutte le scatolette degli integratori della sua padrona 2) estrarre con precisione chirurgica dalla scatola la boccetta e 3) scaraventare la sola boccetta per terra. Ci sarebbe stato da ammirarlo, se solo non avesse scelto come momento per esibirsi in questa mirabile prova di destrezza proprio quelle ore in cui gli homo sapiens sapiens solitamente dormono.
La prima notte ho dormito un’ora. E non è che esagero, ho guardato l’orologio. Poi finalmente ho trovato una canna di bambù, l’ho usata per puntellare la porta della stanza e per quanto il maledetto famiglio ci abbia provato è rimasto chiuso di là.

Insomma, il bilancio della mia permanenza milanese è risultato più che buono: ho rivisto tante persone, ho passeggiato lungo i viali della mia infanzia, ho dimostrato al mondo che se un essere umano si impegna può spuntarla su un gatto e ho provato a me stessa che sono in grado di non accoppare tutti gli esseri dotati di clorofilla. Ho però anche un rimpianto: non aver potuto dimostrare al fantasma che esistono viventi che non sono razzisti. Prossima volta provo con qualche biscottino.

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